La
Tarsu, Tassa Rifiuti Solidi Urbani, è entrata in vigore nel 1997 e contempla il contributo dei cittadini per i soli
servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, compresa la pulizia delle strade. Il calcolo dell'importo è effettuato in base alla metratura dei locali e delle superfici in grado di generare rifiuti.
Per come è stata impostata la Tarsu, non si paga il servizio di raccolta in sé, quanto la propria capacità di generare rifiuti e, quindi, di occupare con questi una porzione di suolo pubblico: fatta eccezione per i comuni con meno di 35 mila abitanti, la Tarsu è
commisurata non alla quantità di rifiuti prodotta, ma alla quantità di spazio occupato.
Dal pagamento della Tarsu vengono
esonerati solamente quei soggetti che, pur essendo proprietari di immobili o superfici, possono dimostrare l'
inutilizzabilità di questi spazi, con relativa documentazione tecnica a supporto della dichiarazione. Per qualsiasi superficie, anche se inutilizzata di fatto ma potenzialmente utilizzabile, il calcolo viene fatto sui metri quadri, sul tipo di attività svolta e sui dati catastali dell'immobile.
I Comuni, poi, suddividono gli immobili in
due macrocategorie di destinazione:
uso residenziale e
non residenziale. In quest'ultima categoria rientrano le attività commerciali, gli studi professionali, le imprese, che hanno tariffe diverse a seconda del tipo di attività svolta e dei rifiuti prodotti. In pratica: l'architetto avrà delle tariffe più basse rispetto al fruttivendolo, in virtù della minor quantità di rifiuti prodotti e, quindi, del minor spazio occupato.
Per la categoria
residenziale il discorso cambia:
rientrano nel computo anche i garage e le aree pertinenziali, ovviamente con un apporto inferiore di rifiuti prodotti. Essendo, però, una tassa calcolata sulla superficie calpestabile, non c'è da stupirsi se una persona sola che abita in una casa di 100 metri quadri paga più di una famiglia di 5 persone che, invece, risiedono in 50 metri quadri, pur essendo innegabile che una persona sola produce meno rifiuti di 5 persone, indipendentemente dalla metratura dell'abitazione.
Da
gennaio 2013, la Tarsu è stata sostituita dalla
Tares, che prevede da un lato un aumento della tassa, ma dall'altro tiene conto di altri parametri per il calcolo, tra cui i componenti del nucleo familiare e una quota media di produzione rifiuti a persona, oltre a essere destinata alla copertura di altri servizi oltre alla raccolta rifiuti.