Aumento Iva

Il 1° ottobre 2013 l'IVA è passata dal 21 al 22 per cento su tutti i servizi e sui prodotti di largo consumo, ad esclusione degli alimentari di prima necessità quali pane, pasta, olio, sale e altri. Secondo le stime, questo aumento significherà per le famiglie un rincaro di circa 200 euro all'anno. Questo aumento dell'Iva è stato stabilito con il Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011, che recita “a decorrere dal 1° ottobre 2013, l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto del 21 per cento è rideterminata nella misura del 22 per cento”.
Su molti beni e prodotti, l'aumento è quasi impercettibile. È il caso della benzina, che ha rilevato un aumento di circa 1 centesimo di euro al litro e che, quindi, per un rifornimento di 20 litri inciderà di soli 20 centesimi. Stesso discorso per l'energia elettrica e per tutti i derivati del petrolio, ma nel corso dei 12 mesi il consumo di benzina ed energia può arrivare a costare alle famiglie circa 80 euro in più solo di Iva.
Le previsioni degli economisti non sono delle più rosee: la prospettiva nel breve termine è quella di una diminuzione dei consumi da parte delle famiglie e, di conseguenza, minori entrate per il commercio, che si traducono in assunzioni in forte calo o, per piccoli commercianti, azzeramento totale delle assunzioni se non addirittura riduzione del personale già attivo.
Le stime effettuate sull'aumento Iva dal 21 al 22 per cento, indicano che ogni famiglia spenderà in media 80 euro per l'abbigliamento, 25 euro per calzature e 12 euro per gli alcolici in più all'anno. Non sono stati calcolati, invece, i costi per i trasporti. A parte quelli derivati dal rifornimento di carburante e dal consumo di energia, anche il trasporto pubblico locale subirà rincari giustificati dall'aumento dei carburanti.
Considerando che la maggior parte del trasporto di merci è su gomma, con ogni probabilità l'aumento Iva inciderà anche su quel 30 per cento di prodotti non inclusi nel “largo consumo”, come gli alimenti di prima necessità, proprio in virtù dell'aumento dei carburanti.
Su molti beni e prodotti, l'aumento è quasi impercettibile. È il caso della benzina, che ha rilevato un aumento di circa 1 centesimo di euro al litro e che, quindi, per un rifornimento di 20 litri inciderà di soli 20 centesimi. Stesso discorso per l'energia elettrica e per tutti i derivati del petrolio, ma nel corso dei 12 mesi il consumo di benzina ed energia può arrivare a costare alle famiglie circa 80 euro in più solo di Iva.
Le previsioni degli economisti non sono delle più rosee: la prospettiva nel breve termine è quella di una diminuzione dei consumi da parte delle famiglie e, di conseguenza, minori entrate per il commercio, che si traducono in assunzioni in forte calo o, per piccoli commercianti, azzeramento totale delle assunzioni se non addirittura riduzione del personale già attivo.
Le stime effettuate sull'aumento Iva dal 21 al 22 per cento, indicano che ogni famiglia spenderà in media 80 euro per l'abbigliamento, 25 euro per calzature e 12 euro per gli alcolici in più all'anno. Non sono stati calcolati, invece, i costi per i trasporti. A parte quelli derivati dal rifornimento di carburante e dal consumo di energia, anche il trasporto pubblico locale subirà rincari giustificati dall'aumento dei carburanti.
Considerando che la maggior parte del trasporto di merci è su gomma, con ogni probabilità l'aumento Iva inciderà anche su quel 30 per cento di prodotti non inclusi nel “largo consumo”, come gli alimenti di prima necessità, proprio in virtù dell'aumento dei carburanti.