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IVA

L'Imposta sul Valore Aggiunto
L'IVA, la famosissima Imposta sul Valore Aggiunto, molto probabilmente non ha bisogno di presentazione, in quanto tutti quanti ci troviamo, quotidianamente, ad avere a che fare con questa imposta, che viene applicata appunto al valore aggiunto che viene prodotto con la produzione e lo scambio di beni e servizi.

L'IVA è stata introdotta in Italia nel 1973, con un'aliquota che allora era del 12%, ed è in vigori in molti paesi, attualmente 69; per quanto riguarda l'Europa, negli anni recenti l'Unione Europea ha stabilito che gli stati membri devono applicare l'IVA con un aliquota non inferiore al 15%.

In Italia, l'aliquota dell'IVA è progressivamente cresciuta nel corso degli anni, essendo questa imposta un ottima fonte di gettito, sino a raggiungere, nel 2011, l'aliquota del 21%; è in previsione, dal 1° ottobre 2013, l'aumento dell'aliquota al 22%.

Come mai l'aumento dell'IVA suscita sempre grande dibattito?
Per dare una risposta a questa domanda, è necessario analizzare brevemente come funziona l'imposta, i cui oneri ricadono sul consumatore finale.

In quanto imposta sui consumi, avendo inoltre un sistema di detrazione e rivalsa che vale per i cicli intermedi di produzione e di scambio, ma non per il consumatore finale, sarà quest'ultimo a sostenere l'intero "costo" di questa imposta.

Per capire meglio come viene applicata l'IVA è utile fare un semplice esempio: un artigiano acquista una materia prima come del legno grezzo con un valore di 100 euro, pagando 121 euro in totale, se si applica un'aliquota IVA al 21% per un importo di 21 euro.
L'artigiano in questione lavora il legno che, una volta finito, darà luogo a un utensile con un valore di 120 euro che, però, andrà a rivendere al consumatore ad un prezzo di 145,20 euro, composti dai 120 euro iniziali più i 25,20 euro di IVA.
A questo punto, l'artigiano dovrà versare, alla scadenza stabilita, l'IVA allo Stato, ovvero 4,20 euro, che è la differenza tra i 25,20 euro e i 21 euro pagati inizialmente per l'acquisto della materia prima.

Da questo breve esempio si capisce come il commerciante, che viene definito "soggetto passivo d'imposta", può detrarre l'IVA ed è inoltre neutrale rispetto ad essa, in quanto i 4,20 euro che versa allo Stato sono parte dei 25,20 che riceve dal consumatore.

E' evidente quindi come il consumatore, che non concorre all'incremento del valore del bene ma lo utilizza semplicemente, si fa onere dell'IVA che giunge nelle casse dello Stato.

In Italia, abbiamo detto che l'IVA è attualmente al 21%. Non per tutti i prodotti però: i generi alimentari di prima necessità (es. il pane), i quotidiani, i libri e altri beni hanno un'aliquota del 4%, mentre alberghi, bar, ristoranti e prodotti e servizi turistici, alcuni prodotti alimentari, prodotti fitosanitari e alcune opere edili di restauro sottostanno ad un'aliquota del 10%.