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Ivafe

Ivafe
L'Ivafe, Imposta sui VAlori Finanziari detenuti all'Estero, viene applicata ai cittadini italiani che detengono attività finanziarie all'estero.
L'imposta viene applicata su titoli, azioni, obbligazioni, titoli di Stato, partecipazioni al capitale o al patrimonio, quote di fondi emesse da Stato estero o dallo Stato italiano ma acquistate tramite intermediario straniero.

Allo stesso modo, anche i conti correnti bancari, le cassette di sicurezza detenuti presso istituti bancari esteri e la valuta estera acquistata, metalli preziosi in forma grezza o monetificati, e qualsiasi attività che possa essere frutto di reddito, sono soggetti all'Ivafe.

Per il pagamento di questa imposta, si utilizza il modello Unico Persone Fisiche, compilando i riquadri dedicati con i codici relativi a “acconto in un'unica soluzione”, “prima/seconda rata acconto”, oppure “saldo”, a seconda che si decida di versare il dovuto in un'unica soluzione o in più rate entro le scadenze previste dalla legge.

A decorrere dal 2013, l'aliquota per il pagamento dell'Ivafe è dello 0,15 per cento annuo calcolato sulla base imponibile dell'anno per cui si effettua il versamento. La base imponibile è pari al reddito ricavato dalle attività finanziarie all'estero per il periodo di detenzione.

Fanno eccezione all'applicazione dell'aliquota i libretti di risparmio detenuti presso intermediari esteri: per questi si paga una quota fissa di 34,20 euro. Si è esonerati da questo pagamento quando la giacenza media è inferiore ai 5 mila euro annui. Se il libretto è cointestato, il limite dei 5 mila euro è calcolato sulla media pro quota.

Il reddito delle attività finanziarie è determinato dal valore di mercato delle stesse nel paese in cui sono detenute e la stima viene effettuata al 31 dicembre. Per il calcolo del valore fa fede la dichiarazione dell'intermediario o dell'emittente del titolo e, a seconda del credito, si considera il valore nominale, il valore di rimborso, il valore d'acquisto.

Per evitare la doppia imposizione del pagamento d'imposta, esistono dei concordati con alcuni Paesi per cui è sufficiente versare quanto dovuto nel Paese ove sono detenuti i titoli. In altri casi, è possibile sottrarre dall'Ivafe quanto già versato nel Paese estero, fino a un massimo pari all'ammontare dell'imposta patrimoniale.